FRANCESCO MANNA(pittore, poeta, scrittore) e LA RIVISTA DI POESIA "INVERSO"
18 Gennaio 2019
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Pubblicazioni

Versi vari

Poesie Roberto Segala Negrini
roberto alla mostra
Roberto alla mostra "Relazioni", Padova
IMPALCATURA


Ma va bene, va bene così.
Vecchie pance bianche di edili,
squilibri di un´età o di un
asse, perfettamente, cade qualche
fiore, qualche foglia, sulle scarpe,
nelle tasche (non voglio dire nei
capelli): che i tempi di un lavoro
e di una battuta surriscaldano
la carrucola, i bilanci, l´estate
stessa, bisognosa di ritmi più
truffaldini, meno servi, civili,
e di canottiere di forma grassa.
Qui va bene, va bene così.




ACQUA


È acqua. L´amerò per questo?
Amerò l´acqua? E non saprei
quante larve guerriere si
preparano da lei per vendicarsi
di una presenza che gli è stata
sminuzzata a vantaggio d´altri?
e che l´acqua annega, rinsecchisce,
per essere poi forse una corta,
debole poesia qualche volta,
in un´ora; e quando troppe cose
mormorano nella tempesta che ci
spaventa mentre ci affacciamo
col vecchio pensiero di un
dovere asfissiante o di un
piacere stregato? E non saprei
niente di chimica? niente di
chimere? o anche peggio crederei
forse a strani folleggiamenti
acquatici? o peggio ancora alla
buona fine dei naufragi?!
E allora asciugo l´acqua
provocante, bella nel buio
e nel silenzio come una natura
chiusa in uno straccio...




ALTERNATIVE


Non vuoi dire davvero niente
un rumore sotto casa/cosa/cassa;
un avvio che sa brindare
o indifferentemente blindare,
va e continua le curve cominciate,
si mette in riga nella voce
che infila, che dà il vai via
in una chiave sconosciuta,
svoltando nel seguito del segno,
nell´ora che cerchia/accerchia
il senso e fa del quadrato
il rombo o dell´ante l´ente,
dell´unto l´onta: tanto quanto
un di là del qua e dal tale
primo piano il quale; e circa
in questo stato: il/la/i/le/lo/
gli ed ogni altra cosa che sia
o non sia cassa/casa.





AUTOAUSCULT.


Senti nella attenta
misura i tuoi passi
calmati nei cardini
della notte blu
che sia primariamente
una bevuta felice
il sorso equalizzato
alla presenza ed alla non
come un infortunio sanato
passeggiando 1´animato
e l´inanimato viaggiare
il pronto e l´impronto
cane.




BISMULINELLO


Per cose che negli oggetti
assomigliano allo stomaco
dei concetti
raschiano le nostre mani
utensili come il cotone.
Per cose laboriose
da insetti
tiriamo a noi le tagliole
dolcemente ingiuste e insufficienti
rimanendoci fotobloccati.





CIAO ARRANGIATI


Il mio corpo mi sta, mi segue.
Il mio corpo fa. Me mi fa.
Il mio corpo faccio. Il mio
corpo si fa. Il mio
corpo fanno. Il mio
corpo qua. Il mio corpo
là. Il mio corpo mi
ha. Il mio corpo vado.
Va. Il mio corpo vanno.
Il mio corpo hanno.
Il mio corpo sanno.
Il mio corpo da. Do.
Danno. Il mio corpo
me. Io.

(il mio corpo veste!
il mio corpo, abito.)

Il mio corpo loro.
Il mio corpo, già,
già, il mio corpo.
Loro. Io me.
Corpo: sé.
S´sé.
Ciao arrangiati.




IL PAPPAGALLO


Il pappagallo ventila cistercense
il locale della vestizione bilaterale
svola il calendario e il pelame del cane
il muro bianco si piega, ed ondula
assimilando l´idea leggera dell´aria
smossa in una nuvola di mangime secco:
eventualmente l´uscita in una battuta
di zampe calzate in sintesi operaia
nell´insettiforme vapore della calcina
sfumata e dipanata dal filo bavoso
di un cervicale becchime che rutila
la sua tempesta di gusci fino al mito
condrio e lassù l´analisi killer
di uno spazio pruriginoso compatta il fiato.
Inoltre il verde uccello sudamericano
trasmette la sua filosofia nelle gole
allergiche di quanti posate le zanne
sullo scalino dello spessore inqualificato
delle usanze incanutiscono nel muro.




IL QUANTO


Soltanto alla fine si tornava
con qualcosa che somigliava a tanto:
c´avevamo sperato almeno nella quantità
proprio come in un avverbio di quantità
e la tappa finale ci ragionavamo
sulla consistenza corporea di una
simile grandezza concludendo infine
che sul totale di quanto volevamo
avere prima del ritorno non mancava
niente oppure solo quel tot e che però
ci bastava aver raggiunto l´obiettivo
e a tanto somigliava quella cosa
e noi tornavamo con questa cosa in
mano e non ci interessava il cosa dal
momento che qualcosa avevamo e noi
avevamo puntato su quel tanto e non
di più o che ci avvicinassimo almeno.




MA COME


Ci sarebbe da salvarsi
in una oscura patria
famigliare alla nostra sapienza,
possibile che non possa?
Come allora che stupida
passeggiava la sostanza
di qualcuno incorniciato
nella sua policromia.
Da una mano discontinua
veniva l´impronta ed era
una sintesi di enormità.
Quali devozioni perdute,
si separano i conciliaboli
delle nostre sorti.
Là in mezzo alle frasi
passate si muovono poche
eredità cristallizzate, e
gettarle è per ultimo
una bellezza senza prezzo.
O tu piccola dialettica
scritta sulle nostre tracce.
Canzonetta nuvolosa in
memoria di una reginetta
dividendo in un allestimento,
di una trappolina che sega.
Non più difficile di allora
né più facile, indovinare,
stavolta, tutto ciò che ci
conforta e non ci chiede
una risposta, qualcosa
in qualcosa, insomma.




POSTAZIONI


Questo è rimasto un nome
di giaggiolo, la posta, dislocata
nel mais delle poltroncine
stereotipate nella foschia.
E questa frutta secca di ottobre
ha trovato il suo posto e travisato
il suo puntello nell´altro vuoto:
così per terra schiamazzano le
ruggini dell´altra postura o 1´alta.



REFERTO


E però
stante così
la flessione del collo
sull´angolo incongruo
della sfera
che si plasma in quest´arco
che un disegno d´ossi
raffigura in dorsale
circolare di un solido
perimetro di spiriti
divergenti di curve
di vertebre incollate
alla linea
essa stante
in tale guisa
deduceres:
"Siamo la postura stessa,
di una nuova notarilità
l´inedita anima giurisdizionale
di un ammasso anatomo-burocratico
la cui sigla e firma
è l´oggettiva onnipotenza
è l´invincibile glacialità."




RIDEFINIZIONE


Architrave, dunque, reticolare.
Comprendi? Non ti posso abbracciare.
Non ti aspettare la ricostruzione,
la chiave, i passaggi, le morbidezze.
Ho sfregato le mie carezze sulla
pelle dei giornali repellenti.
Le canzoni petrarchesche, la rivoluzione,
il dono del sangue, bruciati in una
battuta, in un canile, in coma.



RITORN(ELLO)


Pensavo la poesia-fata e ancora
ci penso quando guarisco facilmente
la malattia mattutina degli ultimi
lunghi tempi retroversati nella testa
quasi staccata dal resto in obiezioni
e scoperte e innovazioni mal sorte
e sempre uguali nelle loro efferatezze
placide morbide come un costume alieno
piuttosto cifrate ma non tanto sconosciute
che non sappia sbrigarmela con la loro
eccellenza e la loro sutura e i vari
memorabilia ticchettati sullo sterno
non all´improvviso anzi annunciati sul
viso già se mi sfrego un certo freddo
o un certo caldo con le mani salvate
può darsi da una sostanza a volte e in
qualche magnifico caso ancora sgranata.




SAGOME ANDATE


Qualche caldaia, in questa vallata
urbana, contrappunta il silenzio
dei mattoni grigi, molto presto.
Un metro ancora notturno misura
l´altezza: da un occhio socchiuso allo
spazio dove una macchia scura si
riflette sull´incrocio salato di una
rocambolesca struttura fuori mano.
Un berrettino da burattino si allontana
fianco a fianco nella coppia delle
cervella diurne, che si è appena formata;
mentre all´apparenza non allungava
la lingua, il pensiero sostanzioso e
robusto, 1´ammalata non più vista
nel giro dei suoi grassi, glucidi e zecchini.
Si vede allora indosso agli angoli
fatti dal rumore indifferente della
macchina invernale la commedia
agitata dell´attesa di arrivare in fondo
alla strada: per sapere finalmente dove
scompariva la notte e verso dove, tenendo
nella scoperta la salma che si è fatta nel
letto più indovinata, da quando è giorno.
Così accompagnati, come assordati in testa
di luminarie di un´improvvisa ennesima
magra festa perdutamente spostata e odiata;
così nella fila d´arie creata, da lunghi lanci
di sassi inarcati, e in quell´asse lo sguardo
ci brilla.




(SECONDA PERSONA)


Ehi tu che te ne stai!
dove sarai? andrai? che stessi
o che passassi... o passasti?
E se che ti paresse o parrebbe...
Che sì o che se o ti o te o tu
pensassi o pensasti o penseresti ti
che ti fosse fatto o facessi o fa
cesti che farebbe di te quel che
tu ti te o di te quel che
tu ti te o di te preferi resti?
Ma non ridesti o sei tu ridesto,
così che tra il ti tu del te o di te
che tal che ne si possa o possa tu?
Tu da che te nel vero tu che sei!
Tu che nel potente oppo nente porti
o parti di aver porto o esser stato
od esser desto a te oppure tu,
tu che ti a te tendi a tenerti
per te che t´inoltri in tesori o
teche tenebre di tene intenerito
e te ne ramente o rammenti che tu
quando tu ti tornerai contro e tor
to a te e te e te proprio te che tu
vissuto tornerai o troppo tu che
tu-o che ti taci retrotè e che
tu avanti e finalmente te che ti i-o.
e ti io e ti io e teco d´eco te di me!




LA NOSTRA LEGGE DEL TAGLIONE


La nostra legge
del taglione
è occhi
su occhi.
Poi è bugia
su bugia
e verità
su verità.
Infine
è infinito
su infinito.




I CANI E ME


I cani fanno di tutto
per piacermi e per
rompermi i coglioni
e questa non è una
novità o una colpa
di questo o quel
determinato cane.
I cani presto o tardi
smettono di piacermi e
cominciano a rompermi
i coglioni ma io
senza cani non so
vivere e questo non
dipende da un determinato
me e non è colpa di un me
così determinato perciò
ma di un me astratto
senza cani e teorico
in un mondo senza cani
e allora anche senza
di me. 



IL BAMBINO PESCIOLINO


Da questo ritorno di questa
volta mi aspetto l´oceano
niente di più niente di meno.
Per oceano intendo balene
su balene e infiniti squali.
Non ho branchie né coraggio
per questo oceano così enorme
e salato e abitato da giganti.
Non ho bisogno e non ho voglia
di essere Achab o chi per lui
sono soltanto il più piccolo
pesce del mondo a casa sua.
Vorrei essere più grande e più
forte dell´oceano e somigliare
ai migliori mostri del cielo
della terra e dell´acqua per
sentirmi al sicuro da questo
tale ritorno che ho vissuto
e vivo come un oceano
da essere umano solo
e qualunque. 




L´ANSA (NON L´ANSIA!)


Avere l´ansa
del fiume
avvolta
intorno
al sudore
delle mani
spezzate
dal taglio
della corsa
che innamora
la sponda
metallica
della fuga




AUT AUT


Ci sono due
possibilità:
o che ti lecchi
le ferite;
o che ti lecchi
lo sporco.
Altre due:
o che ti lecchi
la vita;
o che ti lecchi
la morte.
Le ultime
alternative sono:
usare la lingua;
o non usare
la lingua.









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