FRANCESCO MANNA(pittore, poeta, scrittore) e LA RIVISTA DI POESIA "INVERSO"
18 Gennaio 2019
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Pubblicazioni

Poesie varie

Poesie Beppe Mosconi
beppe
Beppe
Prigioni 13/12/95

Se non l´amore
fatto dentro pietre
e nel passo di sbarre
rompessero i respiri,
se bastassero grida
e strette e mani,
a colorare mura
e fiori ai corridoi,
pietre dannate,

se le voci dall´ombra
delle polveri intrise
nelle strette,nei denti
nelle sbarre,bastassero
al perdersi dissolto
d´occhi fermi,
serrati dalla legge
per potere.


Natale a novembre

Stelle spiacciche in fregio
Piatto di muri al neon,
vischio per ali rotte
tintinnando rauche
chiamate al bianco.

Acerbe frasche in vinile
Per sorrisi stampati
L´unica fiaba industriale
Il ruscello in credito seccato
Solo sa dire qui, qui
Venite, comperate, ridete
Come bimbi da gioco
In sabbia sporca.

Così luci già spente
Rotto canto
Sogno stampato e ristampato
Per le carte regalo
Non sapeva d´abete
Né di legna e fuoco.


MICO

Tu voce d´acqua
Fiammella per la sera
Pianto smarrito
Nasci col mattino,
ninnoli bianche
distanze mai vedute,
occhi d´erba, sonno, canto
labbra contorte in fame
al nettare la vita
duro succhi
a levi
volo dell´alba
mani
rapite in gesti nuovi
quando finisce il pianto
e sale chiaro
il tempo dei tuoi occhi,
di sapere


Vite

Foglie, bolle di terra
Disperse in fili d´erba
Colori di corolle
Ali, solchi appena
Segnati in terra umida,
voci del vento
al crescere dell´onda
germogli, butti rosa
luci appena
comparse sulla linea
della sera,
Pigolio delle valli
In ombra tepida
Stelle dell´alba
Teneri respiri
Di passi appena posti
Sulla soglia


Preghiera

Per la luce del vento
Aria dissolta ai corpi
Dei monti per distanze,
canto di nubi
ai rami verdi al cielo,
pietre calde in meriggi
a terra opaca,
madre d´erba e sasso
stanza illimitata,
le braccia sollevate
per la nebbia
canto dei miei respiri
parlo l´aria
caduta oltre i confini
senza tronco né rami,
il viaggio mio dissolto
sarà segno di notti
per le notti.


Peace

Facce rivoltate sui sassi
Mani immerse
in acqua fredda,
occhi stralunati,
ciondoli davanti,
sul sangue secco
rigato di pneumatici,
su banconote
ammucchiate in diminuzione,
a file di tre, di quattro,
per la via, sfiorando cesti,
per formaggini.
Pace.
Libri chiusi,
tecnicolor su carta patinata,
gli altri certamente
stanno al loro posto,
chi si alza
ha già perso il suo tempo.
Pace.
sui granai pieni di secoli
di gelatina atomica
sui confini della scacchiera,
quadri bianchi, quadri neri,
quadrati senza fine,
canne roventi
oliate dai padroni,
pronte alle porte del Paradiso.
Crosta di pelle,
sopra passi uguali,
bocche fatte in serie
a dieci metri di distanza,
dieci metri di stanchezza,
per avvicinarsi,
e di silenzio pigro,
passano lunghe file,
movimenti rari,
nell´aria dell´oblio.
Pace.
Non c´é silenzio
sopra le braccia alzate,
sopra i capelli arruffati dai clacson,
scarpe da tennis che pestano
le righe della strada,
squarci nelle tele,
tese tra le aste rigide,
occhi cercano occhi,
e voci voci
in punti fermi.
Abissi nucleari
sotto lamiere sottili,
smaltate di fresco,
abissi di molecole sfatte,
l´urlo é più profondo ancora,
più alto del cielo
spacca l´ultima nota
della scala d´argento e di piombo,
batte duro,
bidone che rotola.
Pace.
Facce singole,
le facce sono nostre,
sono una,
dopo il tramonto,
il sole scalda gli abiti,
nascono fiori da canne morte,
nuvole di spazi verdi, quadrati,
bandiere viola sopra teste canute,
carezze su volti svegliati appena,
festa é la notte
e mani per le spalle,
volti di pelle tiepida.
Pace
Correndo hanno già spazzato i quadrivi,
dalle balaustre dei balconi,
gli stendardi sono già caduti,
sopra maciapiedi sporchi,
nastri da imballaggio,
le vetrine sono segnate in lungo.
I maestri parlano al deserto,
dall´inferno di numeri.
Sorridendo hanno aperto le porte,
da stanze in ombra
altri scendono in strada,
crepe lungo le pareti nere di smog?
Marciano verso soglie di nebbia
Pace.
L´aurora ha già perso il mattino,
vaga dopo gli angoli,
panni stesi da una finestra all´altra
senza filo,
carezzano volti di passanti,
volti dipinti su rughe precise,
i burocrati sono chiusi nei cassetti,
a piano terra,
le porte sono già sfondate,
l´incantesimo degli assassini si é rotto,
come il turno fisso del giorno
e della notte.
Notiziari grigi,
ammucchiati a caso
sopra scaffali storti,
dai tetti cadono tegole,
senza motivo,
Pace.




14/1/91.

Che cosa
la strada sotto i piedi
da sempre a caso passati
per gli occhi assonnati nei sogni.
Scenderò per l´erba,
sotto nembi neri
e gronde di petrolio,
il trambusto dei sassi
sulla crosta
e crepe radioattive.
Piedi nei piede e mani
nelle mani sudate per paura
degli ultimi minuti.
Per le vite perse
le labbra spente
e gli occhi chiusi nelle viscere
a sangue.
Non resta un metro d´aria
fuori, per le grida tentate,
la pelle vostra e mia
fuori dal tempio
degli impostori.
Le ossa nella carne
per parlare,
e non con loro,
ed ora tanto meno.


Nebbia luna

Voci d´erba spenta
allargano la mano della notte.
Deboli al cielo, gli occhi
spinti in veli a luce
ore che l´acqua al sonno
canta di melma
e letti grigi
che spesi per le onde
così per spazio in vetro
opaco d´aria ferma,
fermano luna presa
alla soglia del sonno
mano, bocca, luna
vele di canti appena
come se mai
alle tue mani stese
non fosse il tempo.

Pumamarca ´99

Quanti palmi di mani
ai fianchi fermi dei monti
riposate,
colori di seta secca
fitti a densi di marmo
riposati da sempre
ai fianchi persi del monte
come prati, venti spenti
nel vento, di polvere e terra
sasso, di ferro tra le dita
vecchio pianto,
occhi di polvere a piedi nudi.
Sulle pareti di calce
bianche, nude ai canti
delle mani infangate
sogna la luce
ieri, mattino, sole di strada
delle case dei ninos.
Vado, dall´angolo di pietra secca
strade, case
terra è segno di piedi
di tamburi crepati
mai battuti.

Ombra di luna

Onde a braccia
ai lati d´erba,
alte come levate
canne al vento.
Sospesa al capo
sorto come velato
volto della notte
avvolta ai passi radi
in voce e mano
ombra dei respiri.
Ancora poca via
per limiti vuotati
al fuoco fiammellare
delle case.
Ronde di ramo
di sospiri andati
oltre i sogni, le notti
le vie dell´acqua
opache.

Domenica vuota

Fitta che dritta
tra le braccia
fatta stanza
che suona il trono
dei silenzi.

Le strade
che perdono calore
all´aria
seccata in verde
piegato sul mattino.

Occhi svelati
al passo grigio
rotto su steli
fermi al correre
del fatto
perso in tracce

strada e notte
svasata in piedi lenti
senza croce nè fine
senza spesa
ruota del silenzio.

Il confine

Acqua per calura vaga
le voci a notte,
pigoli e bisbigli
dagli occhi ai rami
alle increspate
vesti di fiume.

Rotto ferro d´asfalto
ponte fratto
sguscia al fiato
fessato al battito,
ruote nere,
lamiere assenti,
fratte d´ogni sera.

Sale, soffonde, parla
il gracido di rane,
il manto
delle nubi passate
a mezza luna,
veste alla notte
pianto
sopra i giorni.





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