FRANCESCO MANNA(pittore, poeta, scrittore) e LA RIVISTA DI POESIA "INVERSO"
22 Luglio 2018
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Copertine opere di Francesco Manna

Libri di poesia, saggi e narrativa
"Verso i bordi (1972 - 1991)" Editoria Universitaria, Venezia 1992
Primo libro
Silloge di poesia
Prefazione

Scrivere poesia è sempre stato un modo per esprimere profondi stati d´animo con un linguaggio immediato, una scrittura soggettiva che possa definire status particolari, esperienze spesso condivisibili ma altre volte ermeticamente chiuse, limitate, volutamente anacronistiche e comunque strettamente ricondicibili a colui che scrive, che soffre, si indigna, urla, rimpiange e gioca a palla col passato, col presente, con la vita e la morte: col tempo.
Così una sorta di musica per il corpo e per la mente, annulla la differenza sostanziale tra il parlare e l´ascoltare, tra ciò che è definito come poesia e quello che da sempre è stile narrativo, con i necessari distinguo linguistico-storici. Prosa poetica dunque e/o poesia in prosa: i due generi ormai sono poco o niente distinguibili, e a ragione.
Rimangomo poi le vecchie regole da secoli codificate, salvo esser misconosciute o superate e più ancora contestate. Si è giovani una sola volta o più volte o addirittura mai.
Comunque, prima o poi si ritorna sui propri passi o ci si dimentica al limite di aver camminato e, in alcuni casi, c´è la consapevolezza di aver viaggiato ai margini, di essersi distinti per un particolare atteggiamento di ricerca di "consenso", o decisamente di aver ricercato solo se stessi, in un viaggio dalla terra alla luna o meglio dalla terra alla terra, e di aver voluto superare un tempo della povertà, il nostro, rispetto al tempo della classicità, dell´età dei sapienti che non avevano bisogno di scriveree, perché il mondo era là a due passi, dentro di loro, in una certezza di identità, nella parola senza simulacri, in un centro.
Per noi non c´è altra possibilità che viaggiare verso i bordi, alla ricerca di un equilibrio, ma più spesso "come una lumaca che scivola sul filo di un rasoio..."
"Sotto le stelle del jazz: Paolo Conte, un artista e la sua musica" Editoria Universitaria, Venezia 1993
Saggio di analisi musicale

Il mondo musicale di Paolo Conte è ricco di immagini, luci e ombre, nostalgie di tempi passati, atmosfere jazzistiche ed esotiche o sapori ed odori paesani, sogni sudamericani, facce dipinte di nero nel desiderio di giungle mitiche, eroi del ciclismo, danzatori di tango e rumbe, tip-tap della mente, ricordi e presenze misteriose, bevande tropicali, ironia e ancora voglia del viaggio reale o immaginario non importa, purché tutto si amalgami in note, pentagrammi di bevute, compagnie o solitudini.
Poesia e musica, poiché come dice Conte: "Anche nella musica deve esserci poesia, così come nel testo, nelle cadenze, nella composizione, nell´orchestrazione. E´ l´insieme di queste componenti che deve eessere poetico".
"On the road - Reisenerzälung, racconti di viaggio" Verleger editore, Bolzano 1997
Una scelta di poesie di viaggio in quest´antologia
"Varco d´anime perdute, poesie" Editrice Il Torchio, Padova 2004
Seconda raccolta di poesie
foto in copertina di francesco manna
Foto in copertina di Francesco Manna
In questa raccolta, Varco d´anime perdute, l´Autore dichiara nella prefazione che la poesia è "l´ultima possibilità di salvarci e dichiarare che ci siamo anche noi" per levare la voce contro la superficialità e le storture che ci circondano.
L´opera si suddivide in cinque sezioni (So che verrà la notte; In viaggio Grecia, Turchia, Portogallo; In viaggio Perù, Bolivia, Cile, Argentina, Cuba; Jazz e zen; Miti). Ma sostanzialmente direi, due parti, una in modo proprio personale (il suo Mondo Interiore), una più ampia sui viaggi all´estero (il Mondo esterno: Europa e America Meridionale); poesie queste ultime generalmente datate a modo di diario degli anni ´90 e primo scorcio degli anni del 2000, di rievocazioni memorabili di paesaggi, persone ed opere. I versi sono liberi, di media lunghezza e conversevoli; alcuni sono in inglese (pagg. 17, 20, 39, 45, 68) e in altre lingue.
La prima sezione prende titolo dall´incipit: "So che verrà la notte/ e ti ucciderò se posso./ Il verme che è dentro me/ mi sta divorando./ .../ Devo fare presto altrimenti/ non ne avrò il coraggio." Sembra che qui il tarlo che sente dentro sia un amore infelice che vuole uccidere dentro di sé.
Francesco Manna, ha una visione cosmica delle cose umane, rievoca, come s´è detto, autori stranieri, che scelgo di non citare, perché numerosi, e ciò che gli stessi hanno scritto e così richiama civiltà scomparse: Atlantide, Aztechi, Maya, Inca; filosofi dell´antichità: Empedocle, Asclepio; e ricorda momenti vissuti durante i viaggi, come essere stato derubato a Istanbul. E una biondina della quale si chiede: "Ha mai pensato alla Montmartre di Utrillo/ chiusa in una stanza/ o alle lunghe allucinate figure nere di Munch?/ Nel porto di Coufonisia il molo si è riempito/ la nave è lontana/ A chi interessa veramente l´arte?". I suoi viaggi, sono lamenti di sofferenza, così al suo rientro a Padova, commenta: " Non posso restare qui/ con la pelle penetrante/ palpitante ricordo/ che mi chiude e pervade/ giorno e notte, l´odore/ .../ La mia illusione qui/ si accompagna arsa, confitta nelle palpebre/ sbarrata nella via,/ nello spazio ci separa/ fino al tempo del ritorno." (53).
Il Poeta, infine, conclude i suoi viaggi rivolgendo l´attenzione ad alcuni Modelli moderni (così li denomino: spettacolo e spirito). Incontriamo autori compositori, pianisti e trombettisti del jazz; cantanti e artisti chitarristi; la dottrina del buddismo. Tutti stranieri (mi pare) tranne Federico Fellini "Non posso scrivere parole/ ma solo ricordi/ nella nebbia di perla/ assenza, radice e alga./ Hai riempito i nostri desideri/ sognando il mondo/ dietro paesaggi quotidiani/ mentendo sempre e deludendo mai". Il Nostro è partito da un certo travaglio interiore per la realtà avvertita come intollerabile, per giungere a un linguaggio poetico di chi vuole salire sulla torre di Babele in attesa del giorno del giudizio universale, sintomo che, con mia libertà interpretativa attribuirei, alla crisi esistenziale dell´uomo moderno.
"L´uscita editoriale di Francesco Manna non è indolore laddove la non sopportazione della realtà indica una nuova materia prensile e incomunicabile, non riducibile a dati virtuali ma indizio di una crisi del soggetto e di una delegittimazione dell´io. Problema - visto dalla parte di chi fa poesia o scrive prosa - non del tutto nuovo: ancora una volta si tratta di spalmare un personale linguaggio poetico su di un paesaggio dove Francesco Manna cerca di evitare il luogo della propria massificazione eliminando formule superate e rese inefficaci dalle attuali forme comunicative."*
Tito Cauchi

*Motivazione ottenuta al Premio Nazionale 2011, Poesia Edita Leandro Polverini - Anzio, all´assegnazione del 1° posto nella sezione poesia esistenzialista. (NdA)
"Partiture di viaggio", Edizioni Il Grappolo, Salerno 2006
Trilogia di romanzi brevi di viaggio
Prima opera di narrativa

La trilogia di romanzi brevi "Bolero di un amore", "La danza del ritorno" e "Tango palace" è incentrata sul viaggio, i primi due a Cuba e l'ultimo in Argentina a Buenos Aires. La musica, la danza, l'amore tradito, sognato e ritrovato, sono i temi dell'opera in cui la realtà, il desiderio, il ricordo, rappresentano le tappe di una dimensione del tempo circolare, in contesti culturali dove la nostalgia dei protagonisti delle tre storie è la dimensione di un'estraneità, e nello stesso tempo lacerante senso d'appartenenza, il principale aspetto profondo del viaggiare.
Il bolero come musica e danza della partenza e del ritorno, e il tango "un pensiero triste che si balla", sono fusi nelle vicende narrate che hanno l'aspetto di una sorta di diario di bordo "in presa diretta", per i primi due capitoli del viaggio, e dell'ineluttabile accadimento del destino, per l'ultimo, che funge da riassunto tematico e semantico nella città della nostalgia e della passione che il suono del bandoneon bene riassume e riecheggia.
Citazioni di testi di boleri, tanghi milonghe e songs in lingua originale sono parte integrante della storia, una colonna sonora delle vicende narrate in prima persona, commento di queste partiture che lasciano tracce in cui realtà, sogno, delirio, impeto e desiderio sono mischiati insieme nel girotondo eterno dell'amore e della disillusione.
"Sulla cima del mare, dialogo di poesie ed immagini", Editrice Il Torchio, Padova 2006 e 2010
Foto del pittore e fotografo Paolo Prenestini, poesie di Francesco Manna
... Il mare è uno spazio d'infinita luce, le ferite cercano un passaggio, forse un'uscita.
La contemplazione è calma smarrita, più dentro, un'attesa inquieta, l'ansia di un respiro. Il tentativo di immedesimarsi, aprire, dissolvere, non arriva a compiersi, la sospensione resta senza limiti, vaga in un quieto abbandono, non sedato.
Allora possono aprirsi inaspettati passaggi, fratture coinvolgenti, possibilità, stupori, in un'immobilità impotente, che tutto assorbe. In realtà è un altro l'orizzonte visibile, quello che potrebbe salire dai profili d'acque; così l'attesa è ferma, sospesa con il battere delle onde, che la marea calante non placa. Nulla può finire...
(Da la prefazione di Beppe Mosconi)


... Sulla cima del mare fa pensare alle opere degli Impressionisti che catturavano la luce sul far del giorno, o nel meriggio assonnato, o al tramonto, e si apprestavano a dipingere en plein air, dove il soggetto non importava per le sue implicazioni naturali, nell'essenza o nell'apparire dei fenomeni, ma era solo spunto d'ispirazione per le cascate di colori, pennellate ora tenui come la luce che carpivano, ora intense per l'opportuna stratificazione di materica presenza o impalpabile sensazione d'infinitezza. Monet, ad esempio, dipinse le sue marine, cattedrali e ninfee quasi all'infinito...
(Da la prefazione di Francesco Manna)
"Terre, antologia poetica" Il Filo editore, Roma 2007 e 2009
Antologia poetica di dieci poeti di "Inverso"
antologia poetica
"L´ombra del Guerriero" (Romanzo)
l´ombra del guerriero, romanzo
"L´ombra del Guerriero" (Romanzo) (Ilmiolibro.it, Roma 2011)
PREFAZIONE

Il romanzo, intendo il romanzo nel vero senso della parola. Un intreccio di storie, personaggi, sentimenti, prove, descrizioni, paesaggi. La scrittura avvincente, da cui non ti staccheresti mai, oltrepassando il tempo, rovinandoti gli occhi, prima del sonno, quando hai già spento la luce da un po' e ti sembra di leggere ancora, mentre stai già iniziando a dormire, perché non ce la facevi più ad andare avanti anche se il tuo spirito l'avrebbe voluto, fosse stata l'ultima cosa al mondo che avresti voluto fare. Ecco, sì, proprio quel romanzo lì non esiste più, e già da molto tempo. Ora cerchi disperatamente in libreria e sulle recensioni dei quotidiani o delle riviste un altro romanzo di quel tipo. Purtroppo è impossibile, non esiste più un solo scrittore che possa rinverdire quella tradizione ormai scomparsa tra le pieghe di un'inutile modernità anch'essa finita, tramutata nel post, post moderno, anch'esso ormai irrimediabilmente post. E chi siamo noi per cimentarci, sforzandoci oltre ogni dire, in un'impresa destinata a fallire dopo innumerevoli tentativi, di essere ancora una volta dei veri scrittori, narratori ed epigoni di un mondo passato? Dei veri e propri crooner (come una volta disse il mio amico e collega scrittore, dopo aver partorito un buon e a volte appassionante romanzo) una specie di cantanti confidenziali, nostalgici della letteratura moderna, ovvero neo antica, neo romanzistica, se mi lasciate questo neologismo che ora mi sembra l'unica parola atta a definire quello che intendo per rinverdire il genere valoroso e indimenticabile, ormai morto.
La verità è che forse quando cerchiamo di afferrare un tentativo di scrittura valida, e ci sembra di poter scrivere un vero e nuovo romanzo, da non sfigurare accanto ai grandi, capiamo che è del tutto inutile sforzarci tanto, quando poi, una volta finita la nostra inane opera, sarebbe da vedere se un editore qualsivoglia possa aver voglia di rinunciare al best seller, alle mode adolescenziali vigenti, ai libri dei comici, dei ghost writers, dei saggi di politica-gossip, per dare credito a un'opera che chissà se è vendibile. Si può mai rischiare, quando basta continuare in questo bell'andazzo che, oltretutto, ti dà la possibilità di vendere? Perché il libro ormai è solo un prodotto come gli altri, come la classica e imperitura saponetta che serve tutti i giorni e varie volte al giorno e lava bene le lordure. Anche se inevitabilmente si scioglie e sparisce nell'acqua che scorre nel lavabo, nel bidet o nella vasca o nel fondo della doccia, sangue estratto dalla fatica e l'illusione di qualcuno, invano, che una volta versato si auto pulisce velocemente, come nella fantastica e ormai classica scena della doccia di Psyco, un grande classico del cinema, un'altra forma moderna del romanzo, magari di genere ma ugualmente memorabile.
Ma io sono un testardo e ci provo lo stesso, così in questo mio romanzo il protagonista, Gregorio, un viaggiatore dell'altra parte del mondo, nei suoi miti di un Sud America dello sfruttamento, dei grandi spazi e della natura quasi incontaminata, in Perù vive un'avventura tra il reale storico e già segnato da un cambiamento epocale, e lo straordinario magico e, apparentemente, improbabile; si incontra con l'ombra di Tupac Amaru II, un grande personaggio della storia incaica latino americana, ma questa lo trascinerà in una vicenda in cui il suo passato ritorna e si rinnova attraverso vari incontri, fino a divenire una crescita interiore e una scelta forse disperata, ma certamente eroica. Una storia vera avvenuta nei primi anni Novanta del Novecento, l'attacco all'ambasciata giapponese di Lima da parte del MRTA (i tupamaristi peruviani), si intreccia, col passato del XVIII secolo, con la fantasia, non sempre però così impossibile, di chi lasciati i suoi ideali perdersi tra le pieghe del passato, si ritrova improvvisamente a fare i conti con cose che riteneva fallite quasi prima di cominciare. Gregorio allora farà la sua scelta definitiva che lo porterà al ruolo di chi si incontra e sceglie il suo proprio destino, a perdersi e ritrovarsi nella realtà, in un impegno rivoluzionario e in un atto di finale ed estrema giustizia. I personaggi storici e dell'attualità sono trattati con un estremo rigore storiografico, e quelli inventati alla fine credo possano risultare credibili, a volte persino di più di quelli veramente esistiti perché, come è risaputo, molto spesso se non sempre è la realtà che copia l'arte.









"Demokratika" Limina Mentis Editore, Milano 2010
Antologia poetica a cura di Ivan Pozzoni
collana ardeur
Colllana Ardeur
Cinquanta voci della poesia italiana
"Varco d´anime perdute, poesie" Editrice Il Torchio, Padova 2010
ristampa secondo libro di poesia

PREFAZIONE


Cadere e farsi strada nella caduta è un fatto nostalgico per un tempo passato, perduto e una tensione verso la possibilità di esprimere un verso, una considerazione, una musica.
Tanti si sono persi o hanno pensato a cose futili, dimenticando la consapevolezza di sé, non considerando la possibilità di un passaggio, un'uscita proprio in tempi così estremi e pericolosi, si sia coscienti o no della decadenza in cui siamo piombati, della perdita del senso, del centro, scivolando sempre più verso la china nelle nostre comode pol-trone, in punti di vista troppo soggettivi e determinati dalla voglia di dimenticare, non pensare, non vedere, capendo poco o nulla della realtà.
La poesia allora è l'ultima possibilità di salvarci e dichiarare che ci siamo anche noi, che non siamo d'accordo e non ci va tutta questa superficialità.
Farsi strada cercando intorno quei punti di contatto col senso, con la vita autentica, qui ad un passo dalla catastrofe, ad un passo dal perdersi.
Utilizzare una via d'uscita, un viaggio perenne, per capire, sospesi sulla corda tesa sull'abisso, danzando e cantando, ridendo o aggrottando le ciglia, aprendo profonde rughe sul viso imbellettato e sulla tranquillità colpevole di chi è sempre con, è sempre per, è sempre in sintonia con la patinata normalità.
Dietro l'assurdo delle parole d'ogni giorno, degli stanchi riti quotidiani e del logorio del tempo troppo breve, può improvvisamente aprirsi un varco, un varco d'anime perdute...







Ristampa seconda raccolta di poesie
Delfin Prats: "Lo splendore e il caos" (traduzione di Francesco Manna)
Traduzione ancora inedita del libro del poeta cubano Delfin Prats (Holguin, 1945)
Opera inedita
Traduzione dallo spagnolo


Prefazione



Delfín Prats (Holguín, 1945), ha pubblicato: "Lenguaje de mundos" (1968) premio David; "Para festejar el ascenso de Icaro" (1987) premio della critica; "Abrirse las constelaciones" (1994) "Striptease y eclipse de las almas"(2006) "Exilio Transitorio" (2009); poesie e interventi in varie riviste e periodici nazionali e stranieri. È membro dell'UNEAC (unione scrittori e artisti cubani), stimatissimo poeta e scrittore, conosciuto in alcuni paesi europei. Ha viaggiato in Russia, Spagna, Francia, Svizzera. Si è laureato, oltre che all'Avana, in Filologia e lingua russa nell'ex Unione Sovietica; ha svolto per vari anni il lavoro di traduttore dal russo, e dato lezioni private di italiano, lingua che stima e ama molto, come i poeti Montale, Ungaretti e Quasimodo.
Ha fatto parte di quella stagione artistica e poetica - purtroppo nel momento del suo declino, per l'incredibile repressione dopo quel primo momento rivoluzionario contrassegnato da euforia e libertà assoluta, che sfociò in un occhiuto e retrivo moralismo da parte del governo di Fidél Castro - e che faceva capo alla rivista, "Origines", diretta dal poeta e scrittore Virgilio Piñera e da José Lezama Lima, figura centrale e punto di riferimento, nella sua casa-salotto letterario all'Avana, di tutti gli artisti cubani e latinoamericani, uno dei massimi scrittori del Novecento, insieme al fondamentale, prolifico e versatile autore Alejo Carpentier, creatori del "Barocco americano".
Amico fraterno di Reinaldo Arenas, ha condiviso in parte la sua parabola artistica e autodistruttiva , fermandosi per tempo, non desiderando
come l'amico la fuga dopo la repressione e l'incarcerazione, in quanto "omosessuale", che poi lo ha portato alla morte per suicidio, negli Stati Uniti, nel 1990 .
La sua poesia è ricca di riferimenti classici e letterari che spaziano dalla letteratura, otto-novecentesca, orrorifica (H.P. Lovecraft) ai miti orientali e occidentali, alla pittura immaginifica del grande pittore fiammingo Hieronymus Bosch.
Pur non adottando eccessive complessità strutturali, la sua versificazione è ampia e cadenzata, a volte narrativa, oppure tesa e lirica, ma sempre evocativa e affascinante, in cui si evidenzia un forte legame con la cultura cubana, l'isola, amata o maledetta, vista come una madre, o più spesso come una prigione, ma alla quale si torna sempre con affetto e riconoscimento. In ogni caso, egli riflette nei suoi versi una voglia di vivere e un'energia, a volte messa a dura prova dalle difficoltà e dalla limitatezza dei mezzi economici. (Delfín ha vissuto per un certo periodo di tempo in una piccola casetta isolata nella campagna di Holguín, con un piccolo pozzo a cui attingere l'acqua, la compagnia del suo gatto, di alcuni libri, di un registratore a cassette e, naturalmente, di un piccolo orto per la sopravvivenza - il moderno Candido non poteva essere che lui! Ed è lì che l'ho incontrato per la prima volta nell'estate del 2001, quando gli portavo la prima parte della traduzione de "La huerta de Cándido" . Dopo una ricerca ardua, finalmente, con una Chevrolet nera del '54, un ragazzo gentile che mi aveva aiutato nelle ricerche, il tassista ed io arrivammo alla sua casetta; così ho conosciuto l'amabilità e la gentilezza dei suoi modi, la disponibilità e semplicità comunicativa, un po' insolita per noi europei, abituati al divismo dei nostri artisti).

Una grande potenza immaginativa e trasfigurativa, porta il nostro poeta ad essere sempre incisivo nei momenti di vitalistica forza espressiva, o in quelli di desolazione e dolore per il passato e l'amore, a volte solo sfiorato e altre vissuto pienamente, anche se chi vive quel sentimento si dimostra già conscio della sua imminente fine, perché le cose belle non possono che durare poco; quasi sempre non si riesce a farsi capire a fondo nelle proprie tensioni ideali e passioni fisiche: la "diversità" del poeta-giullare è spesso derisa e vilipesa, soprattutto dalle anime semplici e a volte brutali ma vitali (viene in mente, anche se in termini stilistici diversi, la poesia e la narrativa di Pier Paolo Pasolini, piene di ragazzi vitali, rozzi, primitivi nella loro innocenza brutale e crudele, ma che rappresentano la forza inarrestabile e a volte distruttiva della natura che si ama, si insegue, nonostante la sua durezza, e si cerca di capire e di recuperare ).
La sua scrittura, come lui stesso afferma, "è stata il prodotto di certi stadi speciali della coscienza vigile in risposta all'incrociarsi di situazioni del momento. [...] Le condizioni avverse mi hanno sempre stimolato, lo sbilanciamento psicologico richiede equilibrio nel testo, il testo trova i suoi splendori, però solo dopo aver superato le sue tensioni. Una poesia come 'Acqua', dove esalto un po' le devastazioni che il progresso esercita sulla naturalità, e dove canto la condizione reale degli uomini acciuffati da quest'incrociarsi, nasce da una circostanza di difformità, però alla fine si impone lo strettamente poetico, che giunge al demone dell'aneddotico: il miraggio della primavera, i rami rinverditi del vecchio olmo" .
Questa raccolta presenta una struttura interessante, che come ha ben notato Lourdes González Herrero, poetessa, scrittrice e editora, è "un'opera divisa in tre parti. La prima contiene favola, variazioni, prati, riassunti, vento di Patmos e l'altro luogo dietro la parete del sogno. Segni e chiavi che devono essere letti come sono stati ordinati, per potere assimilare i tempi che il poeta vuole definire e all'occasione dimenticare. Alla seconda parte giungiamo attraversando l'erba che i giovani furiosamente pestano. Una pausa di riposo per ritornare allo splendore passato, alla promessa di quello che mai ritorna, però esiste nella memoria del poeta: il pacifico bosco umido, le costellazioni aperte in una zona che Delfín
avvertì irriducibile, Icaro e l'Itaca celeste, il rumore che giungeva nel vento il quattordici di aprile del millenovecentottanta, il consiglio che non possiamo ascoltare, perché sempre ritorniamo ai paesaggi dove fummo felici, senza vivere la pienezza terribile della solitudine, sfuggendo alle acque fino al Leonero, fino al mare. Il ritmo binario e reiterato quello del rock, si impadronisce della terza parte di questo libro. Rock del flautista, Rock del desiderio e della discesa, e delle alte ombre e chiude il Rock dei cavalli, con le sue sabbie liquide dove chi legge sente il calore del bosco nutritivo e la canzone di quelli che vengono dal giorno di domani" .
In quest'opera di Prats le metafore hanno un proprio ruolo originale, poiché personaggi, miti e leggende universali, riferimenti alla Bibbia, alla Santeria cubana, alla pittura e alla musica sono ricreati in una nuova utilizzazione e rilettura: una notevole ricerca espressiva e comunicativa, un attento lavoro di parola e concetti che ci dimostrano una precisa elaborazione stilistica matura, sempre appassionante e affascinante.





















"El Canto eterno" Antologia poetica in lingua spagnola a cura di "Poetas del mundo", dedicata a Ernesto "Ché" Guevara, Santiago del Cile, 2014
El canto eterno a Ché
Dall'introduzione:

"Pocas vezes he visto un hombre mas humano, mas profundo. Con una mirada que llegaba a uno antes de la respuesta diciendo la respuesta..." (Salvador Allende)

"Podran cortar todas las flores, pero nunca marchitaran la primavera.." (Ernesto Ché Guevara)






EN LA QUERÍDA PRESENCIA DEL CHE



Amo Cuba



que se encuentra



en corazón



de la Sierra Maestra



el agua caliente



concha abierta



a la noche



te ví en alto



la columna de la lucha



hermano



el día de la libertad



a Santa Clara



el mí mundo se ha parado



yo así pequeño



y tu grande



imponente



y no en la mesa



como el Cristo de Mantegna



que yo amé



en otro tiempo



ante de conocér a la isla



plantada en la humanidad



donde tú



Compañero



Hermano



Exemplo



serás siempre vencedor.



(Padova, Italia, 28/03/2014)







Traducion italiana:


NELL’AMATA PRESENZA DEL CHE




Amo Cuba



che si trova



nel cuore



della Sierra Maestra



l’acqua calda



conchiglia aperta



alla notte



ti ho visto in alto



la colonna della lotta



fratello



il giorno della libertà



a Santa Clara



il mondo si è fermato



io così piccolo



e tu grande


imponente



e non sul tavolo



come il Cristo di Mantegna



che ho amato



in un altro tempo



prima di conoscere l’isola



piantata nell’umanità



dove tu



Compagno



Esempio



Fratello



sarai sempre vincitore.





(Padova, Italia, 28/03/2014)
WORLD POETRY Yearbook 2014, Editors in Chief: Zhang Zhi e Lai Tingije (Agenda in lingua inglese di poeti di 100 paesi)
yearbook 2014
WORLD POETRY Yearbook 2014, Editors in Chief Zhang Zhi e Lai Tingije
POEMS

From Sulla cima del mare (Il Torchio editore, Padova, 2006)
poems by Francesco Manna and photo by Paolo Prenestini.
© Translation of Laila Geelmuyden



BEYOND THE DUNE... THE OCEAN


In the half closed
eyes
of an old Indian
in Humahuaca
I spoke to ecstatic
niñas
and in their words
beyond the dune
I saw the ocean
flowing…


© Francesco Manna, Padova, 2006





(Original English poem)


***

Jimmy Giuffre and Lee Konitz
everybody knows
that wonderful swing
and cool sounds
my lost days
in actual room
on the back trip jazz
of nostalgia.

Listen, the duet’s love
meets my Cuban girl
those wait for me
in Santiago
with my body
your body
our body
my soul
your soul
our soul
lay on the beach
with the music
in the sun of memory.

© Francesco Manna, Padova, 2014



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Francesco Manna was born in Acerra, Naples (Italy) on January 12th, 1954. He lives and works in Padua, where he teaches Italian language and Literature at the High school. He is a painter, a poet and a traveller, as well as a lover of music and particularly of jazz, and he has exhibited his paintings in a number of art galleries and cultural centres.
He published his first collection of poems Verso i bordi [1972-1991] (Editoria Universitaria, Venezia, 1992); an essay of musical analysis Sotto le stelle del jazz: Paolo Conte un artista e la sua musica (Editoria Universitaria, Venezia, 1993 e 1996); a miscellany of travel poems On the road (Verleger Editore, Bolzano, 1997); Varco d’anime perdute (Edizioni Il Torchio, Padova, 2004); the trilogy of short novels Partiture di viaggio (Il Grappolo Editore, Salerno, 2006) and together with the Italian photographer and painter Paolo Prenestini, Sulla cima del mare (Edizioni Il Torchio, Padova, 2006); the novel L’ombra del Guerriero (Ilmiolibro.it, Roma 2011), the short stories Isole intorno al mondo (Prospettiva Editrice, Roma, 2013).
Moreover, his works can be found in a lot of anthologies of contemporary poets, among which we can remember Terre (Il Filo Editore, Roma 2007); Demokratika (Limina Mentis Editore, Milano, 2010) and El canto eterno (Apostrophes Ediciónes, Santiago, Chile, 2014).
He took part, as a poet, in the Festival del Caribe, Santiago di Cuba, 2006 and 2007; in the Festival Internacional de Poesia de El Salvador, El Salvador 2010 and in the event Poetas en Carnaval, Pasto Nariño, Colombia 2014.
He is one of the founders, as well as an author, of the four-monthly magazine of poetry Inverso, (Padua).



AGENDA 2015 Poetas del Mundo ( Edito in Cile, a cura di Arias Manzo, con poeti internazionali).
Agenda 2015 poetas del mundo
AGENDA 2015 Poetas del Mundo ( Edito in Cile, a cura di Arias Manzo,con poeti internazionali).
EVANS, TRISTANO, MONK

Round Midnight
La faccia tesa, la schiena curva
– varco d’anime perdute-cadute
discendenti nei vostri vuoti-torvi
presenti attimi (desperation in the air
after the revolution day
after the rain, now
take the wake, now ) –
Descent Into The Maelstrom
Faccia cieca butterata
di Italian pizza, arabesco
rincorrersi di tempi dispari
e poi lui, colbacco di pelo
diabolico silenzioso caustico lunare
oltre il vulcano
– pensieri, tazze, bicchieri
riti quotidiani (ed eccomi
un’altra occasione
scivolata alla giornata) –
Blue Monk
le dita picchiano sulle tastiere
con tempo rane a mente e ammende
pozzi, stagni, lancette, tasse
– e devi pagare ogni cosa
il dolore, la fatica, l’amore e la morte
il dato e non avuto
l’accorgersi della solitudine
e non voler farci niente (nothing, now
but Evans, Tristano, Monk
forever on the ear ) –
Stella by Starlight
nella notte.


"Shadow Warrior" , di Francesco Manna, America Star Books, Frederick, Maryland, Usa, 2015
"Shadow Warrior" of Francesco Manna.
"Shadow Warrior", America Star Books, Frederick, Maryland, Usa, 2015 (Traduzione in iglese de "L'ombra del Guerriero", di Francesco Manna, e pubblicato in Usa, Canada e Gran Bretagna).
Gregory hails from the opposite part of the world and travels
to Peru for a historical adventure. When extraordinary
magic puts him under the shadow of Tupac Amaru II, a
great Inca in Latin America, Gregory is transported to the
past where he renews himself and achieves inner growth.





Francesco Manna (1954) teaches literature and history at
a high school. He has published: “Towards the edges”,
poems (1992); “Under the stars of jazz: Paolo Conte an
artist and his music” (1993 and 1996); “Passage of lost
souls”, poems (2004); “Score of travel”, trilogy of novels
(2006); “On top of the sea”, photography and poetry
(2006); “Islands around the world”, stories (2013), and
appears in anthologies of contemporary poets “On the
Road” (1997), “Land “(2007) and “Demokratika” (2010).

"Profili critici", di Tito Cauchi, Editrice Totem, Roma 2015.
premio polverini
Premio Leandro Polverini 2011 vinto per la Poesia esistenzialista da "Varco d'anime perdute", di Francesco Manna






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